Come salvare una e-mail in formato .eml

In questo articolo cercherò di spiegare come salvare le e-mail in formato .eml.

Prima si spiegare come si possono salvare le e-mail in formato .eml credo che sia utile chiarire il motivo per cui è importante utilizzare detto formato.

Processo telematico: l’e-mail come mezzo di prova

L’e-mail ormai tende a sostituire il tradizione scambio di corrispondenza (fax, raccomandate, ecc.).

Pertanto l’e-mail è un mezzo di prova.

Un tempo, non troppo remoto, l’e-mail si stampava e si produceva in giudizio in formato cartaceo.

Tale sistema, però, poteva agevolare (in casi di dolo o colpa) l’alterazione della corrispondenza originale e, quindi, delle prove.

Oggi, con l’avvento del Processo Telematico, come si dirà più avanti, è possibile allegare al proprio fascicolo una copia fedele dell’e-mail scambiata.

Specifiche Tecniche del Ministero della Giustizia

Il Ministero della Giustizia, con decreto n. 44 del 21 febbraio 2011, ha adottato il «Regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione […]».

Tale regolamento,

  • all’art. 11, indica il formato dell’atto principale da depositarsi nel fascicolo telematico (c.d. «Formato dell’atto del processo in forma di documento informatico»)
  • all’art. 12, indica il formato degli allegati da prodursi insieme all’atto principale (c.d. «Formato dei documenti informatici allegati»).

Entrambe le norme citate, nel richiamare l’art. 34 del decreto n. 44/2011, rinviano a delle specifiche tecniche.

Tali specifiche tecniche sono state adottate dal Ministero della Giustizia con i provvedimenti in data 16 aprile 2014 e 28 dicembre 2015, insieme di seguito denominati Specifiche Tecniche.

Atto principale del processo telematico

A norma dell’art. 12 delle Specifiche Tecniche:

«L’atto del processo in forma di documento informatico, da depositare telematicamente all’ufficio giudiziario, rispetta i seguenti requisiti:

a)  è in formato PDF;

b)  è privo di elementi attivi;

c)  è ottenuto da una trasformazione di un documento testuale, senza restrizioni per le operazioni di selezione e copia di parti; non è pertanto ammessa la scansione di immagini;

d)  è sottoscritto con firma digitale o firma elettronica qualificata esterna secondo la struttura riportata ai commi seguenti;

e)  è corredato da un file in formato XML, che contiene le informazioni strutturate nonché tutte le informazioni della nota di iscrizione a ruolo, e che rispetta gli XSD riportati nell’Allegato 5; esso è denominato DatiAtto.xml ed è sottoscritto con firma digitale o firma elettronica qualificata».

Allegati da prodursi nel processo telematico

A norma dell’art. 12 delle Specifiche Tecniche:

«I documenti informatici allegati sono privi di elementi attivi, tra cui macro e campi variabili, e sono consentiti nei seguenti formati:

a)  .pdf

b)  .rtf

c)  .txt

d)  .jpg

e)  .gif

f)  .tiff

g)  .xml

h)  .eml, purché contenenti file nei formati di cui alle lettere precedenti.

i)  .msg, purché contenenti file nei formati di cui alle lettere da a ad h».

Quando l’allegato che si intende depositare è una e-mail sarà opportuno (in alcuni casi necessario), per i motivi accennati più sopra, depositarla nei formati .eml o .msg, al fine di assicurare l’integrità della stessa e-mail e dei suoi allegati.

In particolare, se l’e-mail che si intende depositare documenta una notifica effettuata direttamente dall’avvocato a mezzo posta elettronica certificata sarà necessario depositarla con le formalità previste dall’art. 19 bis delle Specifiche Tecniche, in forza del quale:

«La trasmissione in via telematica all’ufficio giudiziario delle ricevute previste dall’articolo 3-bis, comma 3, della legge 21 gennaio 1994, n. 53, nonché della copia dell’atto notificato ai sensi dell’articolo 9, comma 1, della medesima legge, è effettuata inserendo l’atto notificato all’interno della busta telematica di cui all’art 14 e, come allegati, la ricevuta di accettazione e la ricevuta di avvenuta consegna relativa ad ogni destinatario della notificazione; i dati identificativi relativi alle ricevute sono inseriti nel file DatiAtto.xml di cui all’articolo 12, comma 1, lettera e».

Scelta tra il formato .eml e .msg

Come sopra evidenziato le Specifiche Tecniche permettono il deposito delle e-mail nel fascicolo telematico, sia in formato .eml, sia in formato .msg.

Il primo è molto più diffuso, poiché è compatibile con software open source e con applicazioni gratuite.

Per tale motivo di seguito vedremo come salvare l’e-mail nel formato .eml.

Scaricare una e-mail in formato .eml dal browser

Le imprese che offrono il servizio di gestione di posta elettronica ordinaria o certificata, generalmente permettono di accedervi attraverso il browser (ovverosia, attraverso il software che consente di navigare in internet).

Le applicazioni che gestiscono la posta elettronica attraverso il browser spesso hanno funzionalità limitate e, per questo motivo, ci si affida a programmi di “terze parti” per la gestione completa delle e-mail, programmi definiti client.

Una funzionalità particolarmente importante è quella che consente di salvare l’e-mail in locale.

Nell’immagine che segue è illustrato come salvare una e-mail in formato .eml (nel caso di specie, una p.e.c.) utilizzando l’applicazione (lato browser) messa a disposizione sul sito di Aruba S.p.A., raggiungibile a questo indirizzo: https://webmail.aruba.it/index.html

PEC - come scaricare in formato eml
Salvare le e-mail in locale da Aruba in formato .eml

La funzionalità sopra illustrata è presente anche in Gmail, applicazione lato browser messa a disposizione da Google.

Salvare email in formato eml da gmail
Salvare l’e-mail in locale da Gmail in formato .eml

L’applicazione di Google, non solo permette di consultare in modo completo la posta elettronica Gmail, ma ha le caratteristiche di un client, pur funzionando in remoto.

Infatti, con quest’ultima applicazione, è possibile gestire diversi indirizzi e-mail, ordinaria e certificata, unificando in un solo cloud l’archiviazione.

Usare GMAIL come client
Usare Gmail per unificare la posta in un solo cloud

Tale sistema, se usato per gestire la posta elettronica certificata, ha l’enorme vantaggio di mantenere costantemente libera la relativa casella, archiviando i messaggi in un cloud sicuro e capiente, accessibile in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo.

Visualizzazione in locale delle e-mail in formato .eml

Le e-mail scaricate con le modalità sopra illustrate saranno salvate in locale in formato .eml.

Tale file potrà essere aperto con una delle applicazioni installate sul dispositivo (PC o Mac).

FILE formato eml

Generalmente, cliccando il tasto destro del mouse in corrispondenza del file (come nell’immagine illustrata più sopra), sarà possibile scegliere il programma suggerito dal sistema operativo.

Nel caso di specie, i programmi sono tre:

  • Mail di Apple
  • Microsoft Outlook
  • Thunderbird

Salvare l’e-mail in formato .eml usando Thunderbird

Thunderbird è un programma per gestire le e-mail in locale (client), gratuito e multipiattaforma (funziona con Microsoft, Mac e la maggior parte delle distribuzioni di Linux).

Le sue caratteristiche lo rendono perfetto anche per utilizzare la posta elettronica certificata.

Anche Thunderbird permette di salvare in formato .eml le e-mail scaricate.

Per farlo, occorre selezionare l’e-mail, cliccare il tasto destro del mouse e scegliere “Salva come…” (vedi immagine sotto riportata).

Come salvare eml da thunderbird (1)

Dopodiché apparirà la seguente finestra, attraverso la quale sarà possibile rinominare l’e-mail, facendo attenzione a non modificare l’estensione .eml

Come salvare eml da thunderbird (2)

Responsabilità medica: onere della prova nella vigenza della Legge Gelli

La Legge 8 marzo 2017, n. 24 (cd Legge Gelli), nel qualificare il titolo di «responsabilità civile della struttura e dell’esercente la professione sanitaria», regola indirettamente il riparto dell’onere della prova.

In particolare, l’art. 7 della Legge Gelli,

  • al comma 1, dispone che «La struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata […] risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile, delle loro condotte dolose o colpose»;
  • al comma 3, prevede che «L’esercente la professione sanitaria […] risponde del proprio operato ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile».

È bene precisare, però, che il comma 3 dell’art. 7, Legge Gelli, fa salva l’ipotesi in cui «L’esercente la professione sanitaria […] abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente».

In altri termini, secondo la Legge Gelli,

  • se l’esercente la professione sanitaria (il medico) ha rapporti contrattuali diretti con il paziente, risponde civilmente ai sensi degli articoli 1218 e 1228 c.c. (cd responsabilità contrattuale);
  • se l’esercente la professione sanitaria non ha rapporti contrattuali diretti con il paziente risponde civilmente ai sensi dell’art. 2043 c.c. (cd responsabilità extra-contrattuale).

Il secondo caso generalmente si verifica nelle ipotesi in cui il medico sia dipendente della struttura sanitaria ed eserciti la propria attività professionale limitandosi ad adempiere al proprio contratto di lavoro.

Il riparto dell’onere della prova è diverso nelle ipotesi di responsabilità contrattuale ed extra-contrattuale.

Onere della prova in caso di responsabilità contrattuale

Il Tribunale di Roma, in una recentissima sentenza (sentenza n. 1287 del 18/01/2019), ha affermato quanto segue:

  • «l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare il contratto – o il contatto sociale – e l’aggravamento di una patologia o l’insorgenza di una affezione, allegando l’inadempimento del debitore astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato»;
  • «il medico, quale debitore convenuto, è invece gravato dell’onere di dimostrare il fatto estintivo, costituito dall’avvenuto esatto adempimento – secondo il criterio di diligenza […] – ovvero che, pur sussistendo inadempimento, esso non sia stato eziologicamente rilevante in ordine al verificarsi del dedotto evento dannoso, ovvero che gli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile a lui non imputabile».

Per quanto tale formulazione sia chiara, non si afferma espressamente chi debba provare il nesso di causalità tra il fatto e l’evento dannoso.

Nel contesto di tale pronuncia, però, il Tribunale di Roma ha richiamato l’orientamento dalla Corte di Cassazione, Sezioni Unite, espresso con sentenza n. 577 dell’11/1/2008:

«l’inadempimento rilevante nell’ambito dell’azione di responsabilità per risarcimento del danno nelle obbligazioni così dette di comportamento non è qualunque inadempimento, ma solo quello che costituisce causa (o concausa) efficiente del danno».

Di conseguenza:

  • «l’allegazione del creditore non può attenere ad un inadempimento, qualunque esso sia, ma ad un inadempimento, per così dire, qualificato, e cioè astrattamente efficiente alla produzione del danno»;
  • mentre il debitore dovrà «dimostrare o che tale inadempimento non vi è proprio stato ovvero che, pur esistendo, non è stato nella fattispecie causa del danno».

Nella sostanza, anche nella vigenza della Legge Gelli, si pone a carico del paziente (o dell’erede) l’onere di provare il nesso di causalità.

Coerentemente, la Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 29853 del  20/11/2018, ha affermato quanto segue:

  • «sia nei giudizi di risarcimento del danno derivante da inadempimento contrattuale, sia in quelli di risarcimento del danno da fatto illecito, la condotta colposa del responsabile ed il nesso di causa tra questa ed il danno costituiscono l’oggetto di due accertamenti concettualmente distinti; la sussistenza della prima non dimostra, di per sè, anche la sussistenza del secondo, e viceversa»;
  • «l’art. 1218 c.c. solleva il creditore della obbligazione che si afferma non adempiuta dall’onere di provare la colpa del debitore inadempiente, ma non dall’onere di provare il nesso di causa tra la condotta del debitore ed il danno di cui domanda il risarcimento»;
  • «nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica, è onere dell’attore, paziente danneggiato, dimostrare l’esistenza del nesso causale tra la condotta del medico e il danno di cui chiede il risarcimento».

Ciò detto, come può il paziente (o l’erede) fornire la prova del nesso di causalità?

Al riguardo, la Corte di Cassazione, afferma che

«tale onere va assolto dimostrando, con qualsiasi mezzo di prova, che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio del “più probabile che non”, la causa del danno; se, al termine dell’istruttoria, non risulti provato il nesso tra condotta ed evento, per essere la causa del danno lamentato dal paziente rimasta assolutamente incerta, la domanda deve essere rigettata» (Corte di Cassazione, sentenza n. 18392 del 26/07/2017, sentenza n. 26824 del 14/11/2017; sentenza n. 26825 del 14/11/2017).

Onere della prova in caso di responsabilità extra-contrattuale

Come si è evidenziato più sopra, l’art. 7 della Legge Gelli, stabilisce che «L’esercente la professione sanitaria […] risponde del proprio operato ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile», qualora «non abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente».

  • A norma dell’art. 2043 c.c. «Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno» (responsabilità extra-contrattuale).
  • A norma dell’art. 2697 c.c. «Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento».

Pertanto, chi intende agire per il risarcimento del danno invocando la responsabilità extra-contrattuale del medico deve provare innanzitutto:

  • il fatto accaduto;
  • il danno subito;
  • il nesso di causalità tra il fatto accaduto e il danno subito.

Fin qui, nella sostanza, visti i precedenti sopra richiamati, non c’è molta differenza rispetto all’onere della prova che incombe sul paziente (o sull’erede) in caso di responsabilità contrattuale.

Tuttavia, l’art. 2043 c.c. presuppone anche la dimostrazione da parte del danneggiato (o degli eredi) dei seguenti ulteriori elementi:

  • l’ingiustizia del danno;
  • l’addebitabilità al medico del fatto lesivo a titolo di dolo o colpa.

Trattandosi di prove difficili da fornire il rischio di soccombenza in giudizio è particolarmente elevato.