Contratto di locazione commerciale

L’ansia di concludere un affare porta spesso a stipulare un contratto di locazione commerciale affidandosi alla modulistica standard o, ancor peggio, a un fac-simile reperito frettolosamente sul web.

Come in tutte le cose, se il destino è favorevole, ben venga anche una soluzione simile.

Tuttavia, se effettivamente il destino è favorevole potrebbe bastare anche una stretta di mano, senza sottoscrivere alcun contratto.

Stipulare un contratto vuol dire fissare anticipatamente delle regole e dei criteri per la composizione dei contrapposti interessi.

Per farlo, occorre necessariamente intraprendere delle trattative, a volte laboriose, finalizzate a regolare il rapporto locativo nella sua interezza.

I profili da approfondire sono molteplici e, senza la pretesa di essere esaustivi, possono riassumersi nei seguenti punti:

Di seguito, si passeranno sinteticamente in rassegna i profili oggetto delle trattative.

Indicazione delle Parti

Nel contratto di locazione commerciale, come in ogni altro contratto, è necessario innanzitutto indicare la generalità delle Parti.

Io suggerisco di specificare i seguenti dati:

  • Nome e COGNOME (il cognome è meglio scriverlo a caratteri maiuscoli, per distinguerlo più agevolmente dal nome);
  • data e luogo di nascita,
  • codice fiscale e, se imprenditore, partita IVA, Camera di Commercio presso la quale è iscritto e relativo numero di iscrizione,
  • documento di riconoscimento (tipo di documento, numero, autorità che lo ha rilasciato, data di rilascio e data di scadenza),
  • se la Parte interviene in proprio o interviene in rappresentanza di altri soggetti.

Nell’ipotesi in cui la Parte intervenga in rappresentanza di un altro soggetto, sarà consigliabile specificare dettagliatamente i dati di quest’ultimo:

  • denominazione o ragione sociale del soggetto rappresentato;
  • codice fiscale, partita IVA, Camera di Commercio presso la quale è iscritto e il relativo numero di iscrizione;
  • indicazione della fonte dei poteri rappresentativi.

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Definizioni convenzionali

Un buon contratto di locazione commerciale dev’essere innanzitutto chiaro.

Per evitare equivoci interpretativi e inutili ripetizioni nel contratto, costituisce best practice elencare alcune definizioni.

Ad esempio:

  • il Locatore sarà il Sig. Tizio (o i Sig.ri Tizio e Sempronio insieme);
  • il Conduttore sarà il Sig. Caio (o i Sig.ri Caio e Mevio insieme, oppure la Alpha S.r.l.);
  • le Parti saranno il Locatore e il Conduttore insieme;
  • l’Immobile Locato sarà l’unità immobiliare riportata presso i registri dell’Agenzia delle Entrate – Territorio (cd catasto), al Foglio [?], Particella [?], Subalterno [?], Zona Censuaria [?], Categoria [?], Classe [?], Rendita [?].

Il sistema delle definizioni presenta delle forti analogie con la programmazione informatica, in cui l’utilizzo di un termine errato, creando delle ambiguità, blocca l’esecuzione del programma.

Considerato che le transazioni commerciali, sempre più spesso avvengono con l’ausilio dei sistemi informatici (si pensi all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale), tale analogia è sempre più stringente.

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Oggetto del contratto

L’oggetto costituisce un requisito essenziale del contratto e, come tale, dev’essere «determinato o determinabile» (art. 1346 c.c.).

A norma dell’art. 1571 c.c.

«La locazione è il contratto col quale una parte si obbliga a far godere all’altra una cosa mobile o immobile per un dato tempo, verso un determinato corrispettivo».

Orbene, per quanto possa apparire scontato, è consigliabile precisare nel contratto di locazione commerciale che le Parti effettivamente intendono stipulare una locazione.

Infatti, può accadere che, nonostante il “titolo” (cd nomen iuris) del contratto sia indicato come “contratto di locazione”, dalla lettura delle clausole emerga che le Parti, sostanzialmente, intendano regolare un diverso rapporto.

Ad esempio, se in un contratto di locazione il Conduttore si impegna ad effettuare delle migliorie all’immobile locato, in capo a quest’ultimo ci sarà

  • l’obbligo di pagare il canone,
  • l’obbligo di realizzare (o far realizzare) un’opera.

Se tale ultimo obbligo sarà nettamente prevalente sul primo, è chiaro che il rapporto sotteso merita l’applicazione di una diversa disciplina codicistica. 

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Regolamentazione del contratto

Con tale clausola le Parti concordano che il contratto di locazione commerciale sarà disciplinato 

  • dalle clausole del contratto stesso e, per quanto non previsto,
  • dalla Legge e, in particolare, dalla Legge n. 392/1978 e dal Codice Civile.

Tale clausola, per quanto non indispensabile, contribuisce a rendere chiaro il rapporto contrattuale.

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Durata della locazione commerciale

L’art. 27 della Legge 392/1978 prevede una durata minima di vigenza del contratto di locazione commerciale:

  • sei anni, se gli immobili sono adibiti « ad […] attività […] industriali, commerciali e artigianali di interesse turistico, quali agenzie di viaggio e turismo, impianti sportivi e ricreativi, aziende di soggiorno ed altri organismi di promozione turistica e simili […]» oppure se gli immobili sono adibiti «all’esercizio abituale e professionale di qualsiasi attività di lavoro autonomo»;
  • nove anni,  se gli immobili sono adibiti «ad attività alberghiere, all’esercizio di imprese assimilate ai sensi dell’articolo 1786 del codice civile o all’esercizio di attività teatrali».

L’art. 28 della Legge 392/1978 prevede il rinnovo tacito del contratto e la facoltà delle Parti di impedire il rinnovo attraverso la comunicazione della disdetta.

Con tale clausola, quindi, le Parti possono pattuire

  • un termine maggiore rispetto a quello minimo sopra indicato,
  • un termine maggiore per comunicare la disdetta;
  • delle particolari formalità per recapitare la disdetta.

Tale ultimo dettaglio può essere utile per precostituirsi una prova più attendibile della semplice lettera raccomandata.

Accade, infatti, che la Parte interessata alla continuazione del rapporto locativo contesti (pretestuosamente o meno) il contenuto del plico raccomandato ricevuto, asserendo che detto plico contenga altra comunicazione o, addirittura, sia vuoto.

Per evitare tale problema, può stabilirsi che la disdetta debba essere inoltrata a mezzo posta elettronica certificata o a mezzo atto notificato dall’ufficiale giudiziario.

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Canone di locazione

Con tale clausola viene stabilito principalmente il canone (o corrispettivo) che il Conduttore dovrà versare in favore del Locatore.

Le Parti, inoltre, possono pattuire:

  • la cadenza temporale del pagamento delle rate di canone (cadenza generalmente mensile);
  • il giorno del pagamento delle rate;
  • le modalità di pagamento.

In merito alle modalità di pagamento, spesso viene indicato direttamente nel contratto di locazione commerciale il numero di conto corrente del Locatore per consentire al Conduttore di effettuare il bonifico.

Considerato che il rapporto locativo potrebbe durare molti anni e che, in tale arco temporale, il Locatore potrebbe cambiare il numero di conto corrente, è consigliabile evitare di inserire nel contratto stesso tale indicazione.

Invece, si può prevedere che il Locatore, con una comunicazione formale, indicherà le modalità relative al pagamento delle rate di canone.

Ovviamente, visto l’art. 1375 c.c., il Locatore dovrà comportarsi secondo buona fede e, quindi, dovrà scegliere modalità tali da agevolare il pagamento da parte del Conduttore, con minori oneri per quest’ultimo.

Sempre con tale clausola, le Parti potranno pattuire se il canone verrà o meno aggiornato nei limiti di cui all’art. 32 della Legge 392/1978.

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Descrizione dell’Immobile

Si tratta di una clausola estremamente importante per entrambe le Parti del contratto di locazione commerciale.

Spesso, i momenti più critici del rapporto locativo sono,

  • per il Locatore, la consegna dell’Immobile;
  • per il Conduttore, il rilascio dell’Immobile.

Da un lato, il Locatore dovrà dimostrare di aver consegnato l’Immobile

  • «in buon stato di manutenzione»,(cfr art. 1575 c.c.),
  • privo di «vizi che ne diminuiscono in modo apprezzabile l’idoneità all’uso pattuito» (art. 1578 c.c.).

Dall’altro, il Conduttore dovrà dimostrare, al momento del rilascio,

  • che l’Immobile si trovi «nello stato medesimo» in cui l’ha ricevuto (art. 1590 c.c.),
  • che gli eventuali danni subiti dall’Immobile nel corso della locazione siano conseguenti al «deterioramento» o al «consumo risultante dall’uso della cosa in conformità del contratto» (art. 1590 c.c.).

Pertanto, la prima accortezza che si può avere è quella di prendere visione della planimetria dell’Immobile risultante nei pubblici registri (quella cd “ufficiale”, sulla quale è riportato il protocollo dell’Agenzia delle Entrate – Territorio) e verificare che il disegno corrisponda allo stato di fatto dell’Immobile stesso.

Effettuata detta verifica, le Parti potranno sottoscriverne congiuntamente una copia, come prova della corrispondenza.

Le Parti, inoltre, dovranno valutare

  • la documentazione attestante la regolarità urbanistica dell’Immobile e l’idoneità del medesimo per l’uso a cui verrà destinato,
  • la sicurezza degli impianti ivi presenti,
  • la classificazione energetica dell’Immobile, attraverso la produzione del cd Attestato di Prestazione Energetica.

Qualora, a seguito di tale valutazione il Conduttore dovesse riscontrare dei problemi, quest’ultimo, se lo riterrà, potrà dichiarare

  • che nella consapevolezza di tali problematiche, intende comunque locare l’Immobile sotto la propria responsabilità,
  • che nel pattuire il Canone dovuto si è tenuto conto di tale circostanza.

Nella maggior parte dei casi, il Locatore non conosce la normativa che regola l’attività commerciale del Conduttore.

Quindi, se quest’ultimo non potrà utilizzare l’Immobile poiché ravvede degli ostacoli in tale normativa, non può ragionevolmente farne pagare le conseguenze al Locatore.

Per tale motivo, può essere utile inserire nella clausola che segue una specifica liberatoria in favore del Locatore.

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Rinunce ed esoneri

Anche nel caso di contratto di locazione commerciale, Legge prevede a favore delle Parti

  • diritti indisponibili,
  • diritti disponibili.

In quest’ultimo caso, le Parti, in una visione concreta del rapporto locativo, possono rinunciare ai propri diritti o limitarne l’effetto.

Per esempio, se il Canone è particolarmente conveniente per il Conduttore tenuto conto della situazione di mercato, il Locatore potrebbe bilanciare questa perdita limitando le sue responsabilità.

Rimanendo nell’esempio, ciò può essere fatto entro determinati limiti e seguendo le formalità di cui all’art. 1579 c.c., a norma del quale:

«Il patto con cui si esclude o si limita la responsabilità del locatore per i vizi della cosa non ha effetto, se il locatore li ha in mala fede taciuti al conduttore, oppure se i vizi sono tali da rendere impossibile il godimento della cosa».

L’esempio è solo uno dei tanti, ma evidenzia facilmente quanto sia importante una corretta negoziazione per bilanciare gli interessi contrapposti.

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Uso consentito dell’Immobile

Generalmente quando si parla di contratto di locazione commerciale si fa riferimento a una serie più estesa di ipotesi (art. 27 della Legge 392/1978):

  • immobili sono adibiti « ad […] attività […] industriali, commerciali e artigianali di interesse turistico, quali agenzie di viaggio e turismo, impianti sportivi e ricreativi, aziende di soggiorno ed altri organismi di promozione turistica e simili […]» oppure se gli immobili sono adibiti «all’esercizio abituale e professionale di qualsiasi attività di lavoro autonomo»;
  • immobili sono adibiti «ad attività alberghiere, all’esercizio di imprese assimilate ai sensi dell’articolo 1786 del codice civile o all’esercizio di attività teatrali».

Come si è evidenziato più sopra, prima di stipulare un contratto di locazione commerciale è necessario valutare se l’Immobile che si intende locare sia idoneo all’uso pattuito.

Pertanto è opportuno pattuire e specificare nel contratto quale delle attività “commerciali” si andrà effettivamente a svolgere nell’Immobile.

Si tratta di una precisazione importante, perché con essa si potrà valutare, tra l’altro,

  • se la destinazione pattuita possa arrecare danni a terzi o al Condominio,
  • l’impatto di tale destinazione sullo stato di conservazione dell’Immobile.

Infine, più precisa sarà tale descrizione, più agevole sarà per il Locatore dimostrare che il Conduttore, nel corso del rapporto locativo, abbia modificato abusivamente la destinazione d’uso pattuita.

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Forma convenzionale

Con tale clausola è possibile stabilire la forma degli atti e/o negozi successivi e connessi al contratto di locazione commerciale.

Si pensi, ad esempio,

  • all’autorizzazione ad effettuare degli interventi sull’Immobile;
  • alla risoluzione per «mutuo consenso» (art. 1372 c.c.);
  • all’autorizzazione alla cessione del contratto o alla sublocazione;
  • alla dichiarazione ex art. 1456 c.c. in tema di clausola risolutiva espressa;
  • ecc.

È prassi pattuire la forma scritta per tali atti e/o negozi.

Nulla esclude, però, che le Parti possano pattuire

  • una forma meno rigorosa (ad es. comportamenti concludenti),
  • oppure una forma più rigorosa (ad es. atto pubblico).

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Efficacia del contratto tra le Parti

A norma dell’art. 27, comma 7, Legge 392/1978,

«E’ in facolta’ delle parti consentire contrattualmente che il conduttore possa recedere in qualsiasi momento dal contratto dandone avviso al locatore, mediante lettera raccomandata, almeno sei mesi prima della data in cui il recesso deve avere esecuzione».

Tale articolo, al comma successivo, prevede quanto segue:

«Indipendentemente dalle previsioni contrattuali il conduttore, qualora ricorrano gravi motivi, può’ recedere in qualsiasi momento dal contratto con preavviso di almeno sei mesi da comunicarsi con lettera raccomandata».

Tale normativa, prevista a tutela del Conduttore, consente alcune modifiche per controbilanciare gli interessi del Locatore:

  • individuare una casistica esemplificativa per definire quali motivi debbano considerarsi gravi ai fini del recesso;
  • stabilire un termine maggiore di sei mesi ai fini del preavviso;
  • concordare le modalità con le quali il recesso debba essere inoltrato (ad es. posta elettronica certificata).

Per quanto a “un addetto ai lavori” possa apparire scontata la differenza tra il recesso e la disdetta è bene precisare che

  • con il recesso, il contratto di locazione commerciale si risolve anticipatamente;
  • con la disdetta, il contratto di locazione commerciale giunge a scadenza e si impedisce il rinnovo tacito.

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Custodia e responsabilità dell’Immobile

Con la consegna dell’Immobile il Conduttore ne assume la custodia e la conseguente responsabilità.

Con il rilascio dell’Immobile il Conduttore si libera da tale onere.

In questo contesto possono essere regolati innanzitutto i seguenti profili:

  • formalità di consegna;
  • formalità di rilascio.

Entrambe le formalità possono avvenire simbolicamente (ad es. con la consegna delle chiavi), ma è senz’altro preferibile che avvengano concretamente,

  • la prima (formalità di consegna), con una quietanza rilasciata nel contratto di locazione commerciale,
  • la seconda (formalità di rilascio), con la redazione di un verbale in contraddittorio (la redazione del verbale è consigliabile anche nel primo caso qualora il contratto sia stipulato in data anteriore alla decorrenza della locazione).

Senza l’espletamento di tali formalità, sarà molto più difficile provare,

  • per il Conduttore, che l’Immobile preso in consegna non era in buono stato locativo e/o viziato (a norma dell’art. 1590, comma 2, c.c., «In mancanza di descrizione» dell’Immobile «si presume che il conduttore abbia ricevuto la cosa in buono stato di manutenzione»),
  • per il Locatore, che i danni all’Immobile siano addebitabili al Conduttore, perché generati in un momento in cui il medesimo lo custodiva.

A parte le formalità sopra indicate, in questa sede è possibile regolare anche le modalità di custodia, prevedendo, ad esempio, l’obbligo del Conduttore 

  • di avvisare il Locatore in presenza di specifiche circostanze,
  • di effettuare periodicamente delle verifiche;
  • ecc. 

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Manutenzione

In stretta correlazione con l’onere di custodia è la manutenzione dell’Immobile.

La ripartizione delle spese tra il Locatore e il Conduttore è fissata per Legge.

Tuttavia, le Parti possono derogare e stabilire che alcuni interventi, anche per praticità, siano svolti direttamente dal Conduttore.

In tale contesto si pone il problema degli interventi di manutenzione straordinaria da effettuarsi in pendenza del contratto di locazione commerciale.

Una pattuizione che regola tale evenienza è senz’altro opportuna, poiché, nel periodo occorrente l’effettuazione dei lavori di manutenzione straordinaria il Conduttore potrebbe non avere, in tutto o in parte, la possibilità di godere appieno dell’Immobile locato.

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Inadempimento del Conduttore

A norma dell’art. 1455 c.c. «Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra».

Con tale clausola si può pattuire, ad esempio, in quali casi «l’inadempimento di una delle parti» non «ha scarsa importanza».

Qualora manchi tale pattuizione, in caso di contenzioso, tale valutazione sarà rimessa al Giudice e, fino alla fine del processo, non si saprà se il contratto di locazione commerciale si sia risolto o meno.

In tale contesto, inoltre, si può pattuire 

  • una ipotesi di risoluzione di diritto (clausola risolutiva espressa ex art. 1456 c.c.),
  • una limitazione nella facoltà di opporre eccezioni (cd clausola solve et repete di cui all’art. 1462 c.c.),
  • una penale (art. 1382 c.c.)
  • ecc.

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Garanzie

Si tratta di un profilo estremamente delicato.

Accade spesso che il Conduttore sia di fatto nullatenente e, dopo aver conseguito la detenzione dell’Immobile, sospenda il pagamento del Canone.

In tale situazione, il Locatore dovrà iniziare una corsa contro il tempo per limitare i danni che probabilmente (o certamente) subirà:

  • perdita dell’utile per il mancato conseguimento del canone;
  • perdita di liquidità (ipotesi devastante, qualora il Locatore stia ancora pagando il mutuo stipulato per acquistare l’Immobile);
  • anticipazione delle spese processuali relative al giudizio di merito;
  • anticipazione delle spese processuali relative all’esecuzione forzata;
  • ecc.

Si tenga conto che, in media, occorrono

  • circa 2 mesi, per ottenere l’ordine di rilascio (in caso di opposizione, possono volerci anche 2 anni);
  • circa 2 mesi (ulteriori), per ottenere il primo accesso dell’ufficiale giudiziario (generalmente, in tale occasione, l’ufficiale giudiziario si limita a prendere contatti con l’occupante);
  • circa 1 anno (ulteriore), per ottenere la forza pubblica.

Accade di frequente, inoltre, che quando l’Immobile è rilasciato in tale situazione, prima di poterlo locare nuovamente, sia necessario un costoso e lungo intervento di manutenzione, nel corso del quale, potrebbero sorgere anche dei problemi burocratici.

Pertanto, è fondamentale per il Locatore munirsi di garanzie adeguate prima di consegnare l’Immobile al Conduttore.

È evidente come il deposito cauzionale di tre mensilità (combinato disposto degli artt. 11 e 41 della Legge 392/1978) non sia adeguato ai tempi della giustizia.

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Rapporti con i terzi

Con tale clausola può essere disciplinata

  • la facoltà di sublocazione,
  • la possibilità di cedere il contratto di locazione commerciale.

Inoltre, è possibile regolare la condotta che deve assumere il Locatore o il Conduttore nel caso in cui vengano arrecati danni a terzi in pendenza del rapporto locativo.

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Rapporti con la Pubblica Amministrazione

Le Parti, nel contratto di locazione commerciale, possono regolare alcuni profili attinenti i rapporti con la Pubblica Amministrazione.

Ad esempio, si può stabilire

  • che il Locatore, quale proprietario, presti il consenso a degli interventi di ristrutturazione,
  • che il Conduttore esoneri il Locatore per il mancato conseguimento di una autorizzazione;
  • ecc.

Inoltre, in tale contesto, è possibile regolare

  • la ripartizione dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo,
  • optare per determinati regimi fiscali.

Al riguardo, giova menzionare l’art. 1, comma 59, Legge 145/2018 (cd Legge di Bilancio 2019 – Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021), che ha esteso il regime della cd cedolare secca.

Il comma 58 cit. recita come segue:

«Il canone di locazione relativo ai contratti stipulati nell’anno 2019, aventi ad oggetto unita’ immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, di superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze, e le relative pertinenze locate congiuntamente, puo’, in alternativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, essere assoggettato al regime della cedolare secca, di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, con l’aliquota del 21 per cento. Tale regime non e’ applicabile ai contratti stipulati nell’anno 2019, qualora alla data del 15 ottobre 2018 risulti in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale».

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Rapporti con il Condominio

Se l’Immobile locato è compreso in un Condominio, il Conduttore dovrà adeguarsi al regolamento e alle decisioni dell’Assemblea dei Condòmini.

In tal caso, dopo aver consegnato al Conduttore la documentazione condominiale, sarà opportuno precisare nel contratto di locazione commerciale che il Conduttore:

  • ha ricevuto copia del regolamento,
  • si impegna ad eleggere domicilio (preferibilmente a mezzo posta elettronica certificata) ai fini delle comunicazioni condominiali;
  • si impegna a rispettare le norme del regolamento e le decisioni dell’Assemblea dei Condòmini;
  • si impegna ad informare immediatamente il Locatore in caso di contrasti insorti con il Condominio o con i Condòmini;
  • ecc. 

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Oneri accessori e aggiuntivi

L’art. 79, comma 1, Legge 392/1978, prevede quanto segue:

«E’ nulla ogni pattuizione diretta […] ad attribuire al locatore un canone maggiore rispetto a quello previsto dagli articoli precedenti ovvero ad attribuirgli altro vantaggio in contrasto con le disposizioni della presente legge».

L’art. 79, comma 1, Legge 392/1978, continua come segue:

«Il conduttore con azione proponibile fino a sei mesi dopo la riconsegna dell’immobile locato, può ripetere le somme sotto qualsiasi forma corrisposte in violazione dei divieti e dei limiti previsti dalla presente legge».

Pertanto, nella redazione del contratto di locazione commerciale occorre fare molta attenzione a non attribuire in capo al Locatore “indebiti vantaggi”.

Fermo quanto precede, senz’altro è possibile regolare il pagamento 

  • degli oneri condominiale, in forza del combinato disposto di cui agli artt. 9 e 41 della Legge 392/1978;
  • degli oneri relativi allo smaltimento dei rifiuti;
  • degli oneri relativi a un passo carrabile o all’occupazione del suolo pubblico;
  • ecc.

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Facoltà del Locatore

In pendenza del rapporto locativo e in vista del rilascio, il Locatore potrebbe avere interesse a reperire un nuovo Conduttore o a vendere l’Immobile.

È possibile riservare nel contesto contratto di locazione commerciale delle facoltà in favore del Locatore:

  • facoltà di visita dell’Immobile in orari concordati;
  • possibilità di far ispezionare l’Immobile a periti;
  • ecc.

Tali facoltà, però, vanno coordinate con un ulteriore profilo, quello relativo al trattamento dei dati personali.

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Trattamento dei dati personali

Nel corso delle trattative le Parti si scambiano informazioni personali, spesso anche particolarmente sensibili, come ad esempio quelle relative alla solvibilità del Conduttore.

Ancora più complessa è l’ipotesi in cui tali informazioni siano scambiate per il tramite di terzi non vincolati dal cd segreto professionale.

Quindi, sia all’avvio delle trattative, sia in sede di stipula del contratto di locazione commerciale, è fondamentale che le Parti e i terzi

  • prendano atto della base del trattamento dei dati,
  • prestino il reciproco consenso, per quanto non coperto dalla legge, al trattamento.

La normativa principale in materia è la seguente:

  • Regolamento UE 2016/679 – GDPR,
  • DLgs n. 196 del 30/6/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali),
  • DLgs n. 101 del 10/8/2018 (Disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del GDPR).

Ciò detto, appare opportuno concordare preventivamente l’uso che si intende fare di tali dati e fino a quando possono essere trattati.

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Elezione di domicilio

Nel periodo di vigenza del contratto di locazione commerciale le Parti verosimilmente avranno l’esigenza di scambiarsi della corrispondenza:

  • indicazione delle modalità di pagamento (es cambio dell’IBAN)
  • variazione del Canone;
  • recesso;
  • disdetta;
  • ecc.

Nel caso di locazione commerciale il Conduttore, con ogni probabilità, avrà un indirizzo di posta elettronica certificata.

Quindi, è consigliabile che anche il Locatore ne ottenga uno (l’abbonamento annuale alla posta elettronica certificata può costare meno di una lettera raccomandata).

Nel contratto, pertanto, le Parti possono eleggere domicilio indicando rispettivamente il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, con facoltà di variarlo, se del caso, nel corso del rapporto.

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Pubblicato da

Giovanni Crescella

Avvocato Patrocinante in Corte di Cassazione e dinnanzi alle Giurisdizioni Superiori